Prima di Jacobus e dopo l’origine perduta

Ieri sera ho iniziato le prima pagine di Jacobus scritto da Matilde Asensi. L'ho preso al volo sempre ieri da uno scaffale del supermercato. Il motivo dell'impulso è che ho appena finito di leggere "L'origine perduta" della stessa autrice e ovviamente mi è piaciuto.

Solo una critica: dopo averlo letto l'inizio del racconto sembra fine a se stesso e nulla rimanda più a {mosimage} quelle pagine (incentrate su un sabotaggio informatico). Forse utili solo a descrivere l'eclettismo del protagnista.

Qui sotto cito da wuz.it

"È stato Umberto Eco, padre di molti giallisti storici, non solo italiani, a suggerire l’argomento dell’ultimo libro di Matilde Asensi, nota anche da noi per i suoi romanzi Jacobus e L’ultimo Catone.
Nel testo semiologico La ricerca della lingua perfetta Eco cita la duttilità del linguaggio preincaico aymara, tanto avanzato da sembrare frutto di artificio, quasi un codice programmato matematicamente: tanto è bastato, alla scrittrice catalana, per mettersi alla ricerca di tutti gli antichi documenti  sull’aymara e sugli yatiris, i sacerdoti-astrologhi vissuti tra Bolivia e Perù fin dai tempi più remoti, custodi di quell’arcaico linguaggio che potrebbe essere quello dell’umanità originaria, antecedente alla torre di Babele e al Diluvio universale."


In ogni suo romanzo Matilde Asensi parte da un grande enigma della storia, che in questo caso è rappresentato da un incredibile sito archeologico seminascosto nella foresta boliviana, Tiahuanaco, indicato sulla cinquecentesca mappa di Piri Reis, straordinaria perché riproduce zone geografiche allora sconosciute, dove sorgono monumenti colossali impossibili da costruire, con bassorilievi raffiguranti animali di altri continenti, come l’elefante, e strane creature gigantesche che sembrano astronauti.
Da questo grande buco nero della storia ho fatto scaturire l’ipotesi romanzesca, cioè che la lingua parlata da questo popolo possedesse poteri magici e attraverso le parole gli yatiris potessero influire direttamente sulla realtà. 

Un eterogeneo gruppo di investigatori si mette alla ricerca degli ultimi yatiris, nel tentativo di annullare gli effetti di una maledizione arrivata via internet: tre hackers e tre accademici, dapprima rivali e poi alleati nel tentativo di decifrare la lingua primordiale e il suo prezioso sapere, inciso in un’immane biblioteca di lastre d’oro in una piramide sepolta nella jungla boliviana. Questa ricerca dell’”origine perduta” li porta ad affrontare la questione, molto dibattuta e mai risolta, tra creazionismo ed evoluzionismo, della nascita della vita sulla terra.
Alla fine del romanzo, l’hacker Arnau e l’antropologa Marta progettano di unire le loro esperienze e partire per un lungo viaggio alla ricerca dei vari luoghi della terra in cui si trovino testimonianze culturali a proposito del Diluvio universale.
Forse L’origine perduta avrà un seguito.

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