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Eppur si muove: innovazione e piccola impresa PDF Stampa E-mail
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Scritto da Filippo Del Prete   
mercoledì 07 febbraio 2007

Lunedi 5 febbraio presso la Loggia dei Mercanti in Ancona alle ore 21,15 si è tenuto il convegno sull'innovazione "EPPUR SI MUOVE" innovazione e piccola impresa. Sono intervenuti:

  • Raffaello Vignali - Presidente della Compagnia delle Opere
  • Gennaro Pieralisi - Presidente del Gruppo Pieralisi
  • Stefano Marasca - Professore Ordinario di Sistemi di controllo strategico e organizzativo presso l'Università Politecnico delle Marche Facoltà di Economia e Commercio.
  • Sauro Corinaldi - restauratore di orologi da torre

Ha introdotto i lavori Mauro Tarantino - Presidente della Compagnia delle Opere di Ancona

Coordinatore degli interventi è stato l'Avv. Giuseppe Tansella

L’idea che le piccole imprese non possano innovare è  solo uno slogan: questa la tesi portata avanti da Vignali nel suo libro che ha dato il titolo al convegno.  La realtà, che le statistiche non catturano, è un’altra: le piccole imprese innovano. Innovano i prodotti, i processi, il design, l’organizzazione, il marketing. Spesso collaborano tra loro per innovare. E cercano di collaborare anche con i centri di ricerca pubblici, che sono la risorsa dei piccoli.
L’innovazione non dipende dalla dimensione di impresa e non è una sovrastruttura. Dipende dal fattore centrale dell’impresa, il capitale umano che, prima che dell’istruzione, è frutto dell’educazione: rischio, creatività, fiducia, gusto del bello e dell’utile, capacità di apprendimento –le dimensioni che la letteratura internazionale pone a fondamento dell’innovazione - gli uomini non le imparano a scuola.
La strada per la competitività nell’economia parte dalla capacità di valorizzare queste dimensioni e di creare un circolo virtuoso tra imprese, sistema della ricerca, sistema finanziario e politiche di sostegno. Dalla capacità di con-correre per competere.

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Come va il VoIp in Italia PDF Stampa E-mail
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Scritto da Filippo Del Prete   
domenica 04 febbraio 2007

Il Voip va. Le telefonate sul protocollo Ip stanno prendendo piede nelle aziende italiane. La notizia arriva dalla ricerca condotta dallo Iosi Bocconi, l'Istituto di organizzazione e sistemi informativi, in collaborazione con Italtel e Cisco Italia, tramite un'indagine che ha coinvolto 1.360 imprese appartenenti ad un'ampia gamma di settori (commercio, finanza, industria, Pa, sanità, servizi, utilities).
Il 16,8% delle imprese con più di dieci addetti ha già deciso di adottare la comunicazione voce via Internet e quasi la metà degli adottanti è a uno stadio avanzato di introduzione del sistema Voip.

Spinti dalla percezione di un miglioramento dei servizi e della qualità delle comunicazioni, il 50% di loro intende addirittura sostituire integralmente il sistema di telefonia tradizionale. Come spesso succede sono state le grandi imprese ad aprire la strada alla nuova tecnologia. Già nel 2003 circa il 20% delle imprese con più di cinquecento addetti avevano deciso di avviare progetti di introduzione mentre le imprese di minori dimensioni erano inferiori al 10%. Questione di tempo, Fra il 2004 e il 2006 la curva del numero di installazioni si è impennata tanto che Ferdinando Pennarola, docente di Sistemi informativi e organizzazione aziendale alla Bocconi e coordinatore della ricerca, afferma che questi numeri possono cambiare velocemente.

Il 64% del campione è infatti qualificabile come potenziale adottante (a conoscenza del Voip, interessato o in fase di valutazione) mentre il 19% dichiara di non conoscerlo. La ricerca illustra come gli adottanti siano principalmente imprese di grandi dimensioni. Il 30% delle imprese con più di 500 addetti presenta un sistema Voip già attivo a pieno regime. Mentre le imprese che non conoscono i sistemi Voip (il 19%) sono concentrate totalmente nella fascia 10-49 addetti. Sul fronte dello stadio di introduzione si evidenzia che il 47% degli adottanti sono già ad uno stadio avanzato di implementazione.

Riguardo ai fattori importanti per la decisione di adottare un sistema Voip, il 63% delle imprese adottanti ritiene determinante il miglioramento dei servizi a disposizione degli utenti, il 52% considera importante l'incremento della qualità della comunicazione e il 50% la riduzione dei costi. Inoltre, il 50% delle imprese adottanti ha dichiarato che intende sostituire totalmente il sistema di telefonia tradizionale anche se, per il momento l'80% di chi già utilizza la voce via Internet mantiene in parallelo il sistema di telefonia tradizionale. Fondamentale è l'elevata sensibilità del top management nei confronti dei progetti.

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E' più sicuro Windows o Linux? PDF Stampa E-mail
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Scritto da Filippo Del Prete   
domenica 04 febbraio 2007

Il sistema Windows è implicitamente  più difficile da rendere sicuro rispetto a Linux.
Una semplice verità.
Su tale argomento sono stati scritti fiumi di parole, ma forse con una coppia di immagini si può provare a fare una semplice constatazione.
Windows nel suo lunghissimo sviluppo è diventato così complesso che è ormai un compito arduo mantenerlo sicuro.
Le due immagini evidenziano tale situazione molto bene.

Tutte e due le immagini mostrano una mappa completa delle chiamate di sistema (systems call) che avvengono quando un web server deve "servire" una singola pagina html composta da una sola immagine. La stessa pagina e la stessa immagine. Per un hacker ogni system call è un'opportunità per cercare di infiltrarsi nella memoria del server. Il suo lavoro (quello dell'hacker) è di scoprire se una delle tante system call ha una vulnerabilità (nota tecnica: buffer overflow attack). Viceversa lo sviluppatore deve testare e garantire la qualità (e la sicurezza) di ognuna di queste chiamate.

Maggiore è il numero di system calls, maggiore è la possibilità di avere un sistema vulnerabile, maggiore è lo sforzo per rendere il sistema sicuro.

La prima figura mostra il numero di system calls che avvengono in un sistema Linux con Apache.

 

Per vedere l'immagine più grande fare click qui

La seconda figura è un server Windows su cui gira IIS (Internet Information Server).

 

Per vedere l'immagine più grande fare click qui.

Un'immagine vale più di un milione di parole.
Lbera traduzione di un articolo di Richard Stiennon pubblicato su ZDnet il 14 aprile 2006 (Titolo originale: "Why Windows is less secure than Linux").

 

 

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Miss Digital World 2006: la vincitrice PDF Stampa E-mail
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Scritto da Filippo Del Prete   
sabato 03 febbraio 2007
Dark Eve

 Dopo la cilena Katty Ko e la giapponese Mi, vince il concorso di bellezze in 3D una modella italiana, Dark Eve, disegnata da Mario Calamita. Pelle scura, taglio cortissimo di capelli, la nuova Miss è metà umana e metà cyborg. - Credits: http://www.missdigitalworld.com/

Potete vedere anche:

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Aquila Romana, Asl e Kick-Off PDF Stampa E-mail
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Scritto da Filippo Del Prete   
venerdì 02 febbraio 2007

Giornata intensa quella di ieri iniziata già dalla sera prima per la trasferta verso Milano con sosta a Parma.

Con un mio collega (Daniele) siamo arrivati all'Ayri My Hotel di Medesano verso le 8 di sera: trovarlo al primo colpo in mezzo alla nebbia ci ha sorpeso entrambi.

La cena al ristorante L'Aquila Romana di Noceto: un ristorante di altri tempi dove abbiamo mangiato benissimo. Qui a fianco Daniele a tavola mentre siamo in attesa di iniziare la cena a base di prosciutto, culaccia, culatello, parmigiano, tortelli e frittelle di mele.

Il mattino successivo appuntamento alle 9 in una Asl di Milano per avviare un progetto di CRM per la gestione del Servizio Customer Problem Solver (CuPS). E' un servizio che si rapporta con il Medico di Medicina Generale (MMG)/Pediatra di Libera Scelta (PLS) e definisce le azioni necessarie per fornire una risposta alla richiesta pervenuta al CuPS dal cittadino – utente.

La tecnologia su cui si appoggia il rpogetto di CRM è basata sulla soluzione di CRM iExtensions di Fastnet sviluppata su piattaforma IBM Lotus Domino. Di rilievo i numeri in gioco: basti pensare che tale servizio si rivolge ad un bacino di utenti pari a 500.000 cittadini.

All'ora di pranzo rientro veloce con breve sosta a Parma per il Kick-off dei business partner IBM.

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Prima di Jacobus e dopo l'origine perduta PDF Stampa E-mail
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Scritto da Filippo Del Prete   
domenica 28 gennaio 2007

Ieri sera ho iniziato le prima pagine di Jacobus scritto da Matilde Asensi. L'ho preso al volo sempre ieri da uno scaffale del supermercato. Il motivo dell'impulso è che ho appena finito di leggere "L'origine perduta" della stessa autrice e ovviamente mi è piaciuto.

Solo una critica: dopo averlo letto l'inizio del racconto sembra fine a se stesso e nulla rimanda più a quelle pagine (incentrate su un sabotaggio informatico). Forse utili solo a descrivere l'eclettismo del protagnista.

Qui sotto cito da wuz.it

"È stato Umberto Eco, padre di molti giallisti storici, non solo italiani, a suggerire l’argomento dell’ultimo libro di Matilde Asensi, nota anche da noi per i suoi romanzi Jacobus e L’ultimo Catone.
Nel testo semiologico La ricerca della lingua perfetta Eco cita la duttilità del linguaggio preincaico aymara, tanto avanzato da sembrare frutto di artificio, quasi un codice programmato matematicamente: tanto è bastato, alla scrittrice catalana, per mettersi alla ricerca di tutti gli antichi documenti  sull’aymara e sugli yatiris, i sacerdoti-astrologhi vissuti tra Bolivia e Perù fin dai tempi più remoti, custodi di quell’arcaico linguaggio che potrebbe essere quello dell’umanità originaria, antecedente alla torre di Babele e al Diluvio universale."

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